Oggi è 20 ottobre, la luna è in fase Crescente.
E' una sera giusta quindi per raccontarti una nuova storia .
Anche le storie si seminano meglio quando la luna è Crescente.
Andiamo insieme dagli amici dell' Agriturismo Bio Dinamico Solidor , nella campagna intorno Pitigliano.
Guarda quante piante di olivi in questa azienda .. sono 7500 piante quasi tutte della varietà "frantoiano" . L'olio extra vergine che producono è speciale, fruttato, amaro e piccante ..è un Olio prezioso come
l' Oro della Maremma.
Quello che non posso mostrarti da qui sono le grotte, situate nella parte scoscesa del territorio che arriva fino alla "Nova" .
Molti anni fa, negli anni bui e tristi della seconda guerra mondiale proprio in queste grotte alcune famiglie di Ebrei Pitiglianesi trovarono rifugio, scappando dall'Olocausto.
Questa terra, la mì Maremma, ricorda bene quegli anni e i suoi contadini generosi che ospitarono famiglie di ebrei in fuga. Lo ricordano anche le grotte nel tufo, antiche tombe etrusche, che si aprirono per accoglierli
Ricordo anche, credi alla mia parola di "Storiaio",
di aver visto gli alberi di olivi tendere i rami per trasformarli in ali piumose, si , come quelle degli uccelli, per proteggere uomini e donne da occhi pericolosi.
Quando sono arrivati in Maremma dal Nord Italia, Lorenzo e Luciana hanno trovato un'azienda che da anni attendeva loro.
Lorenzo Andi è uno studioso di Bio-dinamica.
Mica è un bischero lui , è uno studioso vero!
Pensa che quando Lorenzo era un giovane studente dell'Università di Agraria creò con alcuni colleghi la Rivista "Terra Bio dinamica" e in Italia in quegli anni nessuno ancora parlava di Agricoltura Bio-Dinamica.
Lorenzo fu poi Direttore e membro nel Consiglio di Amministrazione della "Demeter"
http://www.demeter.it/
Lorenzo e Luciana erano le persone giuste per questa terra perchè sapevano parlarle e risvegliare
i suoi meravigliosi olivi e i due casali, all'epoca semi distrutti e avere cura della sua memoria .
E tu mi interrompi quando racconto e mi confondi ..Maremma boncitta
"Come non sai cosa è l' Agricoltura Biodinamica ? Ma via, non fà lo sciornu."
Ora te lo dico con le parole mie :
l'omo che fa agricoltura bio- dinamica è una persona che sente dentro se stesso la responsabilità ed il dovere di lasciare una terra fertile a chi viene dopo lui, ai suoi figli e a tutto il mondo .
Sono venuto qui stasera sperando di vendere i miei Lunai a Lorenzo e Luciana così mi hanno invitato a cena
nel loro Agriturismo Biodinamico Solidòr .
Erano mesi che non mangiavo con tanto gusto come ho mangiato stasera da Luciana
Lei ha usato per la cena i prodotti dell 'orto e con questi ha creato portate magiche!
Anche la crostata con la marmellate fatte da Lorenzo era squisita, insieme a qualche bicchierettu di vino!
Lorenzo mi ha fatto assaggiare il loro olio extra vergine sul pane sciapo e fresco.
Mi chiedo : come fanno i loro ospiti a partire e lasciare questo posto ? Io dormo qui!
Ti dico tutta la verità :
avrei voluto raccontare ai due amici le mie storie, anche per far lavorare un pò il mì pappagallino verde che è sempre più grasso e pigro,
invece
ho passato la serata ad ascoltare io Lorenzo e Luciana che mi spiegavano bene bene cosa è l' Agricoltura Bio Dinamica, come coltivano l'orto e gli ulivi , che significato ha la natura, l'armonia e il succedersi delle stagioni...
Mi sono sentito Adà le vigule addossu !
E Ora vi lascio, devo correre ad aggiornare i miei lunai.........Maremma Boncitta!
http://www.solidor.it/
martedì 23 ottobre 2012
sabato 13 ottobre 2012
Lo Storiaio racconta: La Quercia Magica a Villa Corano
"Le storie si ascoltano con interesse quando trasmettono emozioni" .
Ora, preparati velocemente e vieni con me.
Oggi voglio farti conoscere una "Signora della Maremma"
la mia amica "Quercia".
Lei è una pianta antica, divinatoria e magica.
Sono uno dei pochi Storiai che ha la fortuna di poterla ascoltarla .
"Andiamo a piedi ,certo, lo sai che io cammino sempre. Ora tu non fà il picinu e non comiciare a mugulà.
L'azienda VitiVinicola " Villa Corano" è a soli a 3 km da Pitigliano".
Maremma Pigra e Boncitta!
Eccoci qui, lei è la Quercia.
Ora tu stai zittu e senti ..
sta iniziando il suo racconto, ascolta la passione :
"Nacqui in maniera del tutto casuale, forse fui trasportata dal vento o da uccelli di passaggio.
Era la metà del 1700 e accadde in una località denominata "Corano", proprietà di S.A.R. Piero Leopoldo Lorena, nella Contea di Pitigliano nella Maremma Toscana.
Le mie nobili origini rimasero tali fino al 1784, quando il Podere venne affrancato da Giuseppe Gherardini, un agricoltore del luogo, la sua famiglia mi tenne in possesso sino ai primi del 1900.
Ricordo bene quegli anni che videro nascere il " Risorgimento Maremmano" .
Fu il tempo della bonifica integrale della Maremma che vide in Leopoldo II Lorena, sostenuto dal Ministro Vittorio Fossombroni l' artefice di una colossale opera idraulica che sottrasse oltre 20.000 ettari di terra alla palude e alla malaria.
Quegli anni furono anche il periodo del mio maggiore sviluppo vegetativo, la tipologia del terreno prevalentemente vulcanico mi permise di diventare ben presto la pianta "Per Eccellenza " della zona.
Le mie fronde per circa 3 secoli sono state testimoni di mille avvenimenti.
Ricordo ancora i soldati con le camicie rosse che dopo essersi rifocillati proseguivano per Roma, i banditi che notte tempo organizzavano ruberie ai danni dei grossi proprietari terrieri.
Rammento un amore sorto tra una giovane contadina che donò la sua castità ad un ardimentoso coetaneo che prometteva eterno amore, che poi non mantenne.
Le avversità atmosferiche hanno infierito su me lasciandomi segni evidenti, ma io sono viva, eretta al cielo, radicata nella mia terra natia.
Sono pronta a proteggere raccolti e uomini come Stefano, conosciuto nel gennaio 1969, che subito intuì il segreto delle mie doti divinatorie ( le manifesto solo a persone speciali con "parole" semplici che sussurro all'alba o la sera quando il sole tramonta) .
Ed è in uno di questi tramonti "surreali " che Stefano Formiconi, pioniere della viticoltura maremmana, mi comunicò la sua decisione : realizzare un'Azienda Viticola che tenesse conto della spiccata vocazione territoriale. Furono selezionati impianti e vitigni autoctoni coadiuvati da altri internazionali, fu creata la base per la futura " Villa Corano", che prese corpo definitivamente nel
2001 con la costruzione della Cantina un gioello di tecnologia a sapiente tradizione.
Stefano aveva ben inteso i miei sussurri..
Ecco "Villa Corano".
L' etimologia del nome? Parole latine "Cor Unum" cioè "Un Cuore solo".
L'Azienda oggi è un punto di riferimento dell' eno viticoltura locale.
Vedo sempre tanto lavorio intorno a me :
L'azienda produce vini legati alla tradizione come il Bianco di Pitigliano d.o.c.
e il Sovana Rosso d.o.c. Anche altri come Chardonnay, Sauvignon, Alicante, una riserva denominata
"Archeo" ed infine due vendemmie tardive di Aleatico e Moscato
La mattina all'alba, la sera al tramonto .. io parlo e ricordo di mantenere la cultura della mia terra, di narrare le sue origini, di svelarne l'anima , chiedo di continuare a lavorare sempre con lo stesso amore di oggi.
Ogni anno vengo ammirata dai mille visitatori che arrivano a Villa Corano. Alcuni provengono da paesi lontani e parlano lingue che non so. Vedo le persone affascinate dal luogo, dal vino, ma anche da me e dalla mia bellezza longeva.
Vengo adulata, fotografata, purtroppo nessuno di loro riesce ad intuire il mio segreto ed il mio linguaggio ancora viene confuso con il brusio del vento ".
Ora, preparati velocemente e vieni con me.
Oggi voglio farti conoscere una "Signora della Maremma"la mia amica "Quercia".
Lei è una pianta antica, divinatoria e magica.
Sono uno dei pochi Storiai che ha la fortuna di poterla ascoltarla .
"Andiamo a piedi ,certo, lo sai che io cammino sempre. Ora tu non fà il picinu e non comiciare a mugulà.
L'azienda VitiVinicola " Villa Corano" è a soli a 3 km da Pitigliano".
Maremma Pigra e Boncitta!
Eccoci qui, lei è la Quercia.
Ora tu stai zittu e senti ..
sta iniziando il suo racconto, ascolta la passione :
"Nacqui in maniera del tutto casuale, forse fui trasportata dal vento o da uccelli di passaggio.
Era la metà del 1700 e accadde in una località denominata "Corano", proprietà di S.A.R. Piero Leopoldo Lorena, nella Contea di Pitigliano nella Maremma Toscana.
Le mie nobili origini rimasero tali fino al 1784, quando il Podere venne affrancato da Giuseppe Gherardini, un agricoltore del luogo, la sua famiglia mi tenne in possesso sino ai primi del 1900.
Ricordo bene quegli anni che videro nascere il " Risorgimento Maremmano" .
Fu il tempo della bonifica integrale della Maremma che vide in Leopoldo II Lorena, sostenuto dal Ministro Vittorio Fossombroni l' artefice di una colossale opera idraulica che sottrasse oltre 20.000 ettari di terra alla palude e alla malaria.
Quegli anni furono anche il periodo del mio maggiore sviluppo vegetativo, la tipologia del terreno prevalentemente vulcanico mi permise di diventare ben presto la pianta "Per Eccellenza " della zona.
Le mie fronde per circa 3 secoli sono state testimoni di mille avvenimenti.
Ricordo ancora i soldati con le camicie rosse che dopo essersi rifocillati proseguivano per Roma, i banditi che notte tempo organizzavano ruberie ai danni dei grossi proprietari terrieri.
Rammento un amore sorto tra una giovane contadina che donò la sua castità ad un ardimentoso coetaneo che prometteva eterno amore, che poi non mantenne.
Le avversità atmosferiche hanno infierito su me lasciandomi segni evidenti, ma io sono viva, eretta al cielo, radicata nella mia terra natia.
Sono pronta a proteggere raccolti e uomini come Stefano, conosciuto nel gennaio 1969, che subito intuì il segreto delle mie doti divinatorie ( le manifesto solo a persone speciali con "parole" semplici che sussurro all'alba o la sera quando il sole tramonta) .
Ed è in uno di questi tramonti "surreali " che Stefano Formiconi, pioniere della viticoltura maremmana, mi comunicò la sua decisione : realizzare un'Azienda Viticola che tenesse conto della spiccata vocazione territoriale. Furono selezionati impianti e vitigni autoctoni coadiuvati da altri internazionali, fu creata la base per la futura " Villa Corano", che prese corpo definitivamente nel
2001 con la costruzione della Cantina un gioello di tecnologia a sapiente tradizione.
Stefano aveva ben inteso i miei sussurri..
Ecco "Villa Corano".
L' etimologia del nome? Parole latine "Cor Unum" cioè "Un Cuore solo".
L'Azienda oggi è un punto di riferimento dell' eno viticoltura locale.
Vedo sempre tanto lavorio intorno a me :
L'azienda produce vini legati alla tradizione come il Bianco di Pitigliano d.o.c.
e il Sovana Rosso d.o.c. Anche altri come Chardonnay, Sauvignon, Alicante, una riserva denominata
"Archeo" ed infine due vendemmie tardive di Aleatico e Moscato
La mattina all'alba, la sera al tramonto .. io parlo e ricordo di mantenere la cultura della mia terra, di narrare le sue origini, di svelarne l'anima , chiedo di continuare a lavorare sempre con lo stesso amore di oggi.
Ogni anno vengo ammirata dai mille visitatori che arrivano a Villa Corano. Alcuni provengono da paesi lontani e parlano lingue che non so. Vedo le persone affascinate dal luogo, dal vino, ma anche da me e dalla mia bellezza longeva.
Vengo adulata, fotografata, purtroppo nessuno di loro riesce ad intuire il mio segreto ed il mio linguaggio ancora viene confuso con il brusio del vento ".
domenica 7 ottobre 2012
Lo Storiaio racconta : Luigino Porri il Cocciaio Maremmano
Ora ti racconto la storia dell'ultimo Cocciaio Maremmano: Luigino Porri
Maremma Boncitta, mi emoziona narrarti la storia di Luigino, il Vasaio di Sorano.
I Porri sono un'antica famiglia di Vasai, lo testimonia un vaso fatto da loro nel 1750, ordinato e disegnato dalla moglie del Rabbino di Pitigliano per la vendita del vino chiamato :
La Rabbina
IL recipiente aveva la capienza di 10 litri, un tappo sopra e in basso la cannella per spillare il vino .
Lo ordinava a Luigino chi d'estate apriva una "Fraschetta" in paese.
Le ricordate le Fraschette ?
A Sorano c'erano quattro o cinque, tutti gli anni aprivano da aprile, quando è tempo di travasare il vino, fino a settembre, o meglio " fino a che il vino non finiva" .
La fraschetta era il luogo dove andare per fare la merenda, bere il vino prodotto dall'agricoltore che invece di darlo ad altri, in questo modo lo vendeva da solo.
Non puoi immaginare quanto mi divertivo andando a zonzo per fraschette in quei pomeriggi d'estate.
Sempre qualcuno arrivava con la chitarra o con il mandolino e finiva che cantavamo tutti insieme.
Alle volte c'era anche Luigino con noi.
Giocavamo a Morra, ma non fa lo sciorno e non andà a chiaccherà in giro, se lo sanno i Carabinieri ci fanno la multa!
Maremma Fraschettosa, sapessi quante storie ho sentito raccontare nelle fraschette, e quante ne ho raccontate io, tra un bicccherettu e l 'altro.
Luigino Porro faceva i vasi nello stesso modo degli Etruschi .
La Creta la cercava a Case Rocchi, frazione di Sorano. Lui diceva sempre che cercava solo la creta pura, quella grigia. La portava a casa caricandola sul dorso dell' asino.
La metteva ad asciugare al sole per diversi giorni.. Maremma Boncitta, che lavoro!
Quando la creta era asciutta Luigino la depositata nelle vasche con l'acqua per altri giorni ancora, poi
l'adagiava su un bancone di legno e la lasciava lì ad asciugare. Prima di portarla al tornio doveva ancora batterla, lavorarla e raffinarla.
Luigino Porri usava solo 4 colori per decorare: il bianco, il verde, il marrone ed il giallo.
Il bianco lo creava con la terra della montagna di Monte Vitozzo, il verde con lo scarto dei fili di rame, il giallo con l' antimonio che trovava a San Martino sul Fiora, il marrone con un minerale che andava a cercare su per la Montagna dell'Elmo di Sorano.
Maremma Vasaia, lo meritava davvero quest' uomo maremmano di essere ricordato dai compaesani ed avere i suoi Cocci esposti nell'ex Sinagoga durante la Mostra Mercato di Sorano 2012.
La biografia di Luigino Porri l'ha scritta Adriana Boschi " i Cocci di una vita", ma
ho piacere di raccontarvela anch'io, se no che Storiaio Maremmano sono ?
Maremma Boncitta, mi emoziona narrarti la storia di Luigino, il Vasaio di Sorano.
I Porri sono un'antica famiglia di Vasai, lo testimonia un vaso fatto da loro nel 1750, ordinato e disegnato dalla moglie del Rabbino di Pitigliano per la vendita del vino chiamato :
La Rabbina
IL recipiente aveva la capienza di 10 litri, un tappo sopra e in basso la cannella per spillare il vino .
Lo ordinava a Luigino chi d'estate apriva una "Fraschetta" in paese.
Le ricordate le Fraschette ?
A Sorano c'erano quattro o cinque, tutti gli anni aprivano da aprile, quando è tempo di travasare il vino, fino a settembre, o meglio " fino a che il vino non finiva" .
La fraschetta era il luogo dove andare per fare la merenda, bere il vino prodotto dall'agricoltore che invece di darlo ad altri, in questo modo lo vendeva da solo.
Non puoi immaginare quanto mi divertivo andando a zonzo per fraschette in quei pomeriggi d'estate.
Sempre qualcuno arrivava con la chitarra o con il mandolino e finiva che cantavamo tutti insieme.
Alle volte c'era anche Luigino con noi.
Giocavamo a Morra, ma non fa lo sciorno e non andà a chiaccherà in giro, se lo sanno i Carabinieri ci fanno la multa!
Maremma Fraschettosa, sapessi quante storie ho sentito raccontare nelle fraschette, e quante ne ho raccontate io, tra un bicccherettu e l 'altro.
Luigino Porro faceva i vasi nello stesso modo degli Etruschi .
La Creta la cercava a Case Rocchi, frazione di Sorano. Lui diceva sempre che cercava solo la creta pura, quella grigia. La portava a casa caricandola sul dorso dell' asino.
La metteva ad asciugare al sole per diversi giorni.. Maremma Boncitta, che lavoro!
Quando la creta era asciutta Luigino la depositata nelle vasche con l'acqua per altri giorni ancora, poi
l'adagiava su un bancone di legno e la lasciava lì ad asciugare. Prima di portarla al tornio doveva ancora batterla, lavorarla e raffinarla.
Luigino Porri usava solo 4 colori per decorare: il bianco, il verde, il marrone ed il giallo.
Il bianco lo creava con la terra della montagna di Monte Vitozzo, il verde con lo scarto dei fili di rame, il giallo con l' antimonio che trovava a San Martino sul Fiora, il marrone con un minerale che andava a cercare su per la Montagna dell'Elmo di Sorano.
tutte le foto by Davide De Carolis
Era un' incanto stare lì nella bottega a guardare Luigino quando prendeva una palla di creta e sedeva davanti al suo tornio.
Inumidiva le mani con " la barlottina" (creta diluita nell'acqua) per renderle scivolose e creava Ziri, Pignatte, Panate, Catini, Rabbine, Pretine per scaldare il letto e Giocattoli per i cittini.
Gli ordinavano anche i Piatti Burini , piatti tanto grandi per far mangiare 4 persone insieme. l Padroni delle terre compravano questi Piatti Burini per gli operai che facevano la mietitura in Maremma. Maremma Vasaia, lo meritava davvero quest' uomo maremmano di essere ricordato dai compaesani ed avere i suoi Cocci esposti nell'ex Sinagoga durante la Mostra Mercato di Sorano 2012.
La biografia di Luigino Porri l'ha scritta Adriana Boschi " i Cocci di una vita", ma
ho piacere di raccontarvela anch'io, se no che Storiaio Maremmano sono ?
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giovedì 27 settembre 2012
Lo Storiaio prepara la " Polenta di Castagne"
Ho camminato tanto in questi giorni.
La stagione sta cambiando e l'autunno sta per arrivare. La Maremma ha già trasformato i suoi colori.
Ho trovato altre storie da raccontare, le storie cambiano colore, come le stagioni.
Cercavo storie e castagne su' per il Monte Amiata.
Foto by Maremma a Tavola di M.Vergari e C.Barontini Ed.Tellini
Mi chiedi come mai ho cercato le castagne proprio sull'Amiata?
Oh Bischero, davvero non sai quanto sono belle le castagne dell'amiata ?
Sono grandi, rossiccie, le sbucci facilmente e quando mordi le senti morbide e dolci.
Camminavo con il pappagallino dentro la sù gabbietta e i miei rotoli con le storie appesi al bastone.
Volevo vendere un pò di lunai ma... nisba!
A me piacevano tanto le "vecchiarelle", le castagne secche e bollite
Le mangiavamo sempre la sera della vigilia di Natale.
La Vigilia la chiamavamo " La sera delle sette cene " per i tanti piatti che si preparavano.
Quella sera nessuno mangiava carne.
Il proverbio ce lo diceva bene cosa fare :
"Chi guasta la vigilia di Natale, corpo di lupo e anima di cane"
Ora, solo se sei boncitto e fai le cose per benino, ti racconto come si fa la Polenta di Castagne .
Prendi la farina di castagne. Metti l'acqua nel paiolo con poco sale.
Quando bolle l'acqua metti giù la farina tutta insieme. Falla bollire per circa 20 minuti e poi scolala.
Se la polenta ti pare troppo dura, aggiungi via via l'acqua con la quale hai bollito.
Quando la polenta è soda al punto giusto, ripassala sul fuoco per pochi minuti.
La stagione sta cambiando e l'autunno sta per arrivare. La Maremma ha già trasformato i suoi colori.
Ho trovato altre storie da raccontare, le storie cambiano colore, come le stagioni.
Cercavo storie e castagne su' per il Monte Amiata.
Foto by Maremma a Tavola di M.Vergari e C.Barontini Ed.Tellini
Mi chiedi come mai ho cercato le castagne proprio sull'Amiata?
Sono grandi, rossiccie, le sbucci facilmente e quando mordi le senti morbide e dolci.
Camminavo con il pappagallino dentro la sù gabbietta e i miei rotoli con le storie appesi al bastone.
Volevo vendere un pò di lunai ma... nisba!
Le mangiavamo sempre la sera della vigilia di Natale.
La Vigilia la chiamavamo " La sera delle sette cene " per i tanti piatti che si preparavano.
Quella sera nessuno mangiava carne.
Il proverbio ce lo diceva bene cosa fare :
"Chi guasta la vigilia di Natale, corpo di lupo e anima di cane"
Ora, solo se sei boncitto e fai le cose per benino, ti racconto come si fa la Polenta di Castagne .
Prendi la farina di castagne. Metti l'acqua nel paiolo con poco sale.
Quando bolle l'acqua metti giù la farina tutta insieme. Falla bollire per circa 20 minuti e poi scolala.
Se la polenta ti pare troppo dura, aggiungi via via l'acqua con la quale hai bollito.
Quando la polenta è soda al punto giusto, ripassala sul fuoco per pochi minuti.
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mercoledì 26 settembre 2012
Lo Storiaio racconta: Sasso che ruzzola 'un fa carpiccia
" Sasso che ruzzola 'un fa carpiccia.." ,
è un lemma dialettale della Maremma Toscana, carpiccia significa muschio.
Viene usato per indicare una persona incostante, che non ottiene risultati.
Ti voglio raccontà la Storia del mio amico Telemaco, un uomo che amava questa frase.
C'è nella Maremma un posto speciale..: La Montagna dell'Elmo di Sorano.
Proprio qui abitava il mio amico di nome Telemaco.
Telemaco, si, lui si chiamava in questo modo, perchè mi guardi con imbambolato?
Sei stupito dal nome?
Maremma Boncitta, i mei amici maremmani avevano nomi ancora più buffi :
Dinamo, Eurialo per gli intimi Euro, Siriano, Sirio, Silia, Selvatico, Arunca.
e potrei continuare e fare una lista lunga lunga.
Potremmo divertirci tutti insieme a crearla...
Qui in Maremma quando una coppia aspettava un cittino non andava mica a cercare sul calendario il nome da dare, nemmeno gli garbava tanto usare il nome del nonno.
Maremma Speciale, i nomi per i cittini venivano pensati sul momento, la scelta era legata a qualche avvenimento, ma fammi continuà la storia :
Io avevo un amico che si chiamava Telemaco e abitava in un casale antico sulla montagna dell'elmo insieme alla mamma e alla su' sorella.
Era un ometto boncitto Telemaco aveva sue grandi passioni: i fegatelli e il vino.
La sù mamma con la sù sorella quando tornavano a casa lo trovavano spesso con il fiasco vuoto sul tavolo.
Un fegatello e un bicchierettù, un fegatello e un bicchierettù .
Per questo le poverette nascondevano la chiave della cantina.
Il mio amico però non era un pollero e la cantina l'apriva pure senza chiave.
Telemaco un giorno decise di sposare Marietta.
Gli garbava tanto la giovane contadina che abitava nel podere vicino.
Il dubbio che lo affligeva era " come dirglielo" .
Telemaco non sapeva da che parte comincià.
Marietta per giunta, era una persona più timida di lui .
Così ' un giorno dopo aver tanto riflettuto
prese l' importante decisione.
Andò in cantina con 20 fegatelli , immaginò la scena, poi bevve un bicchierettu e mangiò un altro fegatello e con fierezza si diresse verso la casa di Marietta.
Arrivato alla porta bussò in modo deciso.
La su' faccia era rossa ma la voce era tonante. Assunse un atteggiamento " virile", guardò in faccia
Marietta e così all 'improvvico, senza farla nemmeno riprendere dalla sorpresa, le disse :

- Marietta, io sò un uomo ma ..
" Sasso che ruzzola non fa carpiccia ",
mi vuoi sposare ?-
è un lemma dialettale della Maremma Toscana, carpiccia significa muschio.
Viene usato per indicare una persona incostante, che non ottiene risultati.
Ti voglio raccontà la Storia del mio amico Telemaco, un uomo che amava questa frase.
C'è nella Maremma un posto speciale..: La Montagna dell'Elmo di Sorano.
Proprio qui abitava il mio amico di nome Telemaco.
Telemaco, si, lui si chiamava in questo modo, perchè mi guardi con imbambolato?
Sei stupito dal nome?
Maremma Boncitta, i mei amici maremmani avevano nomi ancora più buffi :
Dinamo, Eurialo per gli intimi Euro, Siriano, Sirio, Silia, Selvatico, Arunca.
e potrei continuare e fare una lista lunga lunga.
Potremmo divertirci tutti insieme a crearla...
Qui in Maremma quando una coppia aspettava un cittino non andava mica a cercare sul calendario il nome da dare, nemmeno gli garbava tanto usare il nome del nonno.
Maremma Speciale, i nomi per i cittini venivano pensati sul momento, la scelta era legata a qualche avvenimento, ma fammi continuà la storia :
Io avevo un amico che si chiamava Telemaco e abitava in un casale antico sulla montagna dell'elmo insieme alla mamma e alla su' sorella.
Era un ometto boncitto Telemaco aveva sue grandi passioni: i fegatelli e il vino.
La sù mamma con la sù sorella quando tornavano a casa lo trovavano spesso con il fiasco vuoto sul tavolo.
Un fegatello e un bicchierettù, un fegatello e un bicchierettù .
Per questo le poverette nascondevano la chiave della cantina.Il mio amico però non era un pollero e la cantina l'apriva pure senza chiave.
Telemaco un giorno decise di sposare Marietta.
Gli garbava tanto la giovane contadina che abitava nel podere vicino.
Il dubbio che lo affligeva era " come dirglielo" .
Telemaco non sapeva da che parte comincià.
Marietta per giunta, era una persona più timida di lui .
Così ' un giorno dopo aver tanto riflettutoprese l' importante decisione.
Andò in cantina con 20 fegatelli , immaginò la scena, poi bevve un bicchierettu e mangiò un altro fegatello e con fierezza si diresse verso la casa di Marietta.
Arrivato alla porta bussò in modo deciso.
La su' faccia era rossa ma la voce era tonante. Assunse un atteggiamento " virile", guardò in faccia
Marietta e così all 'improvvico, senza farla nemmeno riprendere dalla sorpresa, le disse :

- Marietta, io sò un uomo ma ..
" Sasso che ruzzola non fa carpiccia ",
mi vuoi sposare ?-
domenica 16 settembre 2012
Lo Storiaio racconta: Barbetta il Falegname
Non ti voglio mica sfruzzicà pè farmi ascoltare, Maremma Vinaiola! .
Stai boncitto e attento mentre ascolti la storia di Barbetta.
Come chi era Barbetta?
Sciotè, non sai chi era Barbetta! Eppure lo sanno tutti .
Augusto Sadun detto Barbetta era un ebreo che viveva a Pitigliano e di professione faceva il Falegname.
Maremma complicata, ora i pensieri insieme ai ricordi mi sfarfallano nel cervello e mì devo concentrà per bene prima di iniziare il racconto.
Barbetta aveva la bottega nel Borgo antico di Pitigliano, sulla strada della Sinagoga.
Via Zuccarelli è scritto sulla cartina del paese.
Chiamatela un pò come vi pare, i Pitiglianesi la chiamano con il suo nome popolare : " Il Ghetto" .
Il Ghetto è la strada più più bella del borgo.
Vicoli e scale scivolano ai lati della via insinuandosi come fa l'acqua nel tufo per terminare a strapiombo su un paesaggio spettacolare.
Via Zuccarelli-Pitigliano - Foto by Carlo Fè
Barbetta era un bravo e stimato falegname, la sua bottega era sempre operosa.
Capitava, purtroppo, che una famiglie del paese gli ordinasse una cassa da morto.
In quei tempi le casse venivano costruite su misura .
Quando arrivava l'ordine della cassa da morto su misura, Barbetta trasferiva la sua attività nel bel mezzo della strada .
Non costruiva mai le bare all'interno della sua bottega, va a capì il perchè.
Forse la bottega era buia e lui si impressionava, forse era stretta e aveva bisogno di maggiore spazio. Insomma però ti dico per certo che Barbetta le casse da morto le costruiva solo in mezzo alla strada, davanti alla sua bottega .
Era più tranquillo- dici tu ?- Siee meglio, non era mai tranquillo.
Immagina te quanta gente passava su e giù per quella strada durante il giorno.
Te lo dico io, tanta gente camminava lì per il Ghetto. In quella Via c'erano molte botteghe, c'era il forno, il calzolaio, il macellaio e la Sinagoga.
foto by Carlo Fè
Credimi, quella strada era un via vai di gente.
Incrociando Barbetta in mezzo al Ghetto a nazzicà nella cassa, tutti si fermavano per dirgli : :
Oh Barbetta... e chi è morto ?
Barbetta detestava queste domande, si sentiva come sciunito dalle parole e dai rumori.
Per levarsi subito la gente di torno lui, senza nemmeno alzare gli occhi, rispondeva dando un nome al defunto, il primo che gli veniva in mente, ma mai quello giusto.
Che le risposte di Barbetta fossero sempre errate era un fatto conosciuto, ma la gente non demordeva, gli sciorni come sai, la curiosità non la sanno trattere .
Così erano tanti a scompiglià Barbetta, che continuava imperterrito a inchiodà la cassa.
Un giorno Barbetta aveva una cassa da consegnare, ma il lavoro ordinato in tempo non era ancora finito.
Il ritardo si accumulavo ed il falegname era nervoso.
Il morto quella volta, era un personaggio molto conosciuto ed importante nel paese.
Immagina te ora quanta gente c'era quel giorno intorno al povero Falegname, lì in mezzo al Ghetto.
Più Barbetta si concentrava per accorciare i tempi, più lo sciame aumentava.
Tutti volevano sapere qualcosa di più sull'evento.
Come è successo ? Quando è successo? Di chi era figlio? Che mestiere faceva il su' nonno?
e via di questo passo.
Le domande ormai erano raffiche ed investivano il falegname che seduto per terra, a testa bassa
era concentrato sul suo lavoro.
Barbetta non rispondeva, inchiodava e grugniva, ma il tempo passava inesorabile .
All'ora stabilita per la consegna, con il morto attorniato da parenti addolorati per l'estremo addio, la bara non era pronta.
I parenti iniziarono a protestare mandando munelli da Barbetta per mettergli prescia.
Sadun sentì le vigule addosso.
Mandò di corsa Armandino, l'apprendista falegname a casa dei parenti con questo ordine preciso da trasmettere :
" Invece di fare tanta lagna fate meglio a salare subito il morto, così si mantiene più a lungo ..almeno fino all'arrivo della bara" .
Ubicazione:
Pitigliano GR, Italia
venerdì 31 agosto 2012
Lo Storiaio racconta : Oro di Maremma sulla rivista "Colline Oggi"
La Rivista " Colline Oggi " nel numero di Agosto 2012 ha dedicato un articolo alla nostra
Associazione Turistica delle Città del Tufo nella Maremma Toscana, nata da poco.
Grazie al Direttore e alla Redazione della Rivista da parte di tutti i soci di "Oro di Maremma"
P.s. Riflessioni dello Storiaio :
Maremma Boncitta.!
Ho sempre raccontato alla gente le storie della mì terra, la Maremma Toscana,
era il mio mestiere un tempo quando non era facile essere ascoltati.
La gente lavorava tanto e con fatica, c'era poco tempo da dedicare alle Storie.
Mira invece che capita ora :
le storia del "Topino" è pubblicata sulla Rivista "Colline Oggi" .
Allora, mi pare di capì da questo fatto che agli uomini ascoltare le Storie, garba sempre .
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