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domenica 16 settembre 2012

Lo Storiaio racconta: Barbetta il Falegname


E' arrivato il tempo della vendemmia  e sono pronto per raccontarti un'altra storia.
Non ti voglio mica sfruzzicà pè farmi ascoltare, Maremma Vinaiola! .

Stai boncitto e attento mentre ascolti la storia di Barbetta.
Come chi era Barbetta?
Sciotè,  non sai chi era Barbetta! Eppure lo sanno tutti .
Augusto Sadun detto Barbetta era un ebreo che viveva a Pitigliano e di  professione faceva il Falegname.

Maremma complicata, ora i pensieri insieme ai ricordi  mi sfarfallano nel cervello e  mì devo concentrà per bene prima di iniziare il racconto.

Barbetta  aveva la bottega nel Borgo antico di Pitigliano, sulla strada della Sinagoga.
Via Zuccarelli  è scritto sulla cartina del paese.
Chiamatela un pò come vi pare, i Pitiglianesi la chiamano con il suo nome  popolare :  " Il Ghetto" .
Il Ghetto è la strada più più bella del borgo.
Vicoli e scale scivolano ai lati della via insinuandosi come fa l'acqua nel tufo per terminare a strapiombo su un paesaggio spettacolare.
                                                 Via Zuccarelli-Pitigliano - Foto by Carlo Fè


Barbetta era un bravo e stimato falegname, la sua bottega era sempre operosa.
Capitava, purtroppo, che una  famiglie del paese gli ordinasse  una cassa da morto.
In quei tempi le casse venivano costruite su misura .
Quando arrivava l'ordine della cassa da morto su misura, Barbetta trasferiva la sua attività nel bel mezzo della strada .
Non costruiva mai  le bare all'interno della sua bottega, va a capì il perchè.
Forse la bottega era buia e lui si impressionava, forse era stretta e aveva bisogno di maggiore spazio. Insomma però ti dico per certo che Barbetta  le casse da morto le costruiva solo in mezzo alla strada, davanti alla sua bottega .  

Era più tranquillo-  dici tu ?-  Siee meglio,  non era mai tranquillo.
Immagina te quanta gente passava su e giù per quella strada durante il giorno.
Te lo dico io, tanta gente camminava lì per il Ghetto. In quella Via c'erano molte botteghe, c'era il  forno, il calzolaio, il macellaio e la  Sinagoga.
                                                       foto by Carlo Fè

Credimi,  quella strada era  un via vai di gente.
Incrociando Barbetta  in mezzo al Ghetto a  nazzicà nella cassa,  tutti si fermavano per dirgli : :
Oh Barbetta... e chi è morto ? 
Barbetta detestava queste domande, si sentiva come sciunito dalle parole e dai rumori.
Per  levarsi subito la gente di torno lui,  senza nemmeno alzare gli occhi, rispondeva dando un nome al   defunto, il primo che gli veniva in mente, ma mai quello giusto.

Che le risposte di Barbetta fossero sempre errate era un fatto conosciuto,  ma la gente non demordeva, gli sciorni come sai, la curiosità non la sanno trattere .
Così erano tanti a scompiglià Barbetta, che continuava imperterrito a  inchiodà la cassa.  


Un giorno Barbetta aveva una cassa da consegnare,  ma il lavoro ordinato in tempo  non era ancora  finito.
Il ritardo si accumulavo ed il falegname era nervoso.

Il morto quella volta, era un personaggio molto conosciuto ed importante nel paese.
Immagina te ora quanta gente c'era quel giorno intorno al povero Falegname,  lì in mezzo al Ghetto.
Più Barbetta si concentrava per accorciare i tempi, più lo sciame aumentava.
Tutti volevano sapere qualcosa di più sull'evento.
Come è successo ? Quando è successo? Di chi era figlio?  Che mestiere faceva il su' nonno?
 e via di questo passo.
Le domande ormai erano raffiche ed  investivano il falegname che seduto per terra, a testa bassa
era concentrato sul suo lavoro.
Barbetta non rispondeva, inchiodava e grugniva, ma il tempo passava inesorabile .

All'ora stabilita per la consegna, con il morto attorniato da parenti addolorati per l'estremo addio, la bara non era pronta.
I parenti iniziarono a protestare mandando munelli da Barbetta per mettergli  prescia.

Sadun sentì le vigule addosso.

Mandò di corsa Armandino, l'apprendista falegname a casa dei parenti  con questo ordine preciso da trasmettere :

" Invece di fare tanta lagna  fate meglio a salare subito il morto, così si mantiene  più a lungo ..almeno fino all'arrivo della bara" .

sabato 21 luglio 2012

Lo Storiaio racconta del suo amico Il Topino .


Stamani  ti racconto un'altra storia :  Il  Topino.
Non è la storia di un animaletto.

Il Topino è il soprannome che la gente di Pitigliano aveva dato ad un uomo.
Maremma bonina, perchè mi guardi stralunato, lo sai come siamo fatti  noi ...gente della Maremma,
Non ci piace chiamare le persone per nome, siamo un pò  bischeri e Ci piacciono i soprannomi .
Una volta assegnato il soprannome a una persona rimane per sempre, passa anche in eredità ai figli e ai nipoti. Adesso fammici pensà e dopo ti dico il tuo soprannome..

Insomma quest' uomo a Pitigliano tutti lo chiamavano :  Il Topino.
Non mi chiedere perchè, perchè non lo so e se lo so non te lo dico.
Maremma bonina, non mi far dire la stessa cosa due volte, perchè poi io mi ombro..
Ora fammi parlà :

Il Topino era un uomo elegante, portava dei baffetti sottili sottili, sembravano i baffetti dei topi.
La su' moglie non li aveva, era una brava donna con il negozio nel borgo.
Lui invece aveva un solo impegno fisso: portare a spasso il cane e meglio se in Piazza.
ll Topino aveva anche una grossa passione: l' archeologia ma non tutta, intendimi,
amava gli  Etruschi ..e qui da noi ce ne è tanta di roba Etrusca !

Il Topino durante il giornodopo aver pensato al cane, pranzato e riposato, andava nel pomeriggio 
alla bottega del barbiere,nel centro del paese. 

Si riunivano sempre lì,  lui e i suoi amici.  Se il Barbiere doveva tagliare tagliare i capelli o fare la barba alla gente, loro gli creavano un meraviglioso fondo musicale armonioso con chitarre e mandolini.
Quando il barbiere finiva il lavoro, prendeva il mandolino e facevano i cori insieme.
Il Topino cantava e canta oggi e poi canta domani, si era messo in testa di poter partecipare alla Corrida.
Si, la Corrida..te lo ricordi quel programma che facevano in Televisione, quello che era condotto da Corrado, il presentatore romano.
Sicuro di avere i numeri per diventare un grande artista canoro, Il Topino fece la domanda perbenino e fu accettato alla gara. 
Mira,
il giorno della partenza per Roma non so dirti quanta gente di Pitigliano e di Sorano era lì alla fermata dell'autobus della Rama, tutti a salutarlo, a fare gli auguri.
C'era anche chi piangeva per la commozione. 
Ora immagina quanti amici si trovarono insieme al bar in piazza la sera dello spettacolo per guardare la Corrida e  Il Topino. !
La Corrida iniziò e nel bar ci fu silenzio. Erano molti i partecipanti e l'ansia cresceva nell'attesa quando finalmente toccò al lui !!
La gente emozionata lo ascoltò cantare " Amara terra mia", canzone di Domenico Modugno .
Poi ?

Mbè, Il Topino non cantò come cantava Domenico Modugno nemmeno per sbaglio,
insomma pare che non andò tanto bene, anzi cantò malissimo, ecco.

Quando tornò a Pitigliano nessuno disse nulla della gara, ma i suoi amici bischeri, seduti nei bar del centro cantarono  "Amara terra mia" per tanto tempo e il Barbiere chiuse per ferie. 
Uomo di spirito e veloce nel recupero Il Topino si riprese presto dalla sconfitta subita. 
Una mattina, mentre come sempre era a spasso in piazza con il cane, due turisti tedeschi gli chiesero informazioni sulla Sinagoga di Pitigliano. Lui, elegante e pronto, rispose.
Poi i turisti Tedesci chiesero al Topino quanti Ebrei  dopo la guerra  vivevano ancora a Pitigliano .
Il Topino si voltò di scatto e con voce alta, quasi intonando disse : 
"Se non lo sapete voi quanti Ebrei  avete lasciato in giro, lo posso sapè io ? "